Il pubblicano e il fariseo

L’Io dei più

Riflettendo un poco sulle diverse circostanze della vita, vale la pena di comprendere seriamente le basi su cui poggiamo.

La cosa più curiosa è che tutti, dal ricco al mendicante, abbiamo bisogno di tutti e viviamo di tutti, anche se siamo pieni di orgoglio e vanità.

pubblicano e fariseo

L’io che sente in sé stesso la base su cui poggiamo dev’essere dissolto, se veramente aneliamo all’autentica beatitudine.

Tale io sottovaluta la gente, si sente più perfetto in tutto, più ricco, più intelligente, più esperto della vita, ecc.

È opportuno citare qui quella parabola di Gesù, il gran Kabir, sui due uomini che pregavano, raccontata ad alcune persone che si presumevano giuste e disprezzavano gli altri.

Parabola Gesù

Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato

(Luca XVIII, 10-14)

Rendersi conto di se stessi

Iniziare a rendersi conto della propria nullità e della miseria in cui ci troviamo è assolutamente impossibile finché esisterà in noi il concetto del “più”.

Ad esempio: “Io sono più giusto, io sono più saggio, io sono più virtuoso, più ricco, più esperto nelle cose della vita, più ligio al dovere, ecc.”.

È urgente auto-osservarci di momento in momento allo scopo di conoscere chiaramente le fondamenta su cui poggiamo.

Quando uno scopre ciò che più lo offende in un dato momento, il fastidio che gli ha dato quella certa cosa, scopre anche le basi su cui poggia psicologicamente.

Secondo il Vangelo cristiano tali basi costituiscono “la sabbia su cui ha edificato la sua casa”.

È bene scoprire da che cosa ci si sente lusingati, da cosa è soddisfatta la nostra vanità. Questo ci mostrerà le fondamenta su cui poggiamo.

Quando iniziamo a comprendere la nostra miseria e nullità, quando si abbandonano le manie di grandezza, quando si scopre la futilità di tanti titoli, onori e vane superiorità nei confronti dei nostri simili, è segno inequivocabile che già si comincia a cambiare.

Sentire sé stessi tramite le cose esteriori, basarsi su di esse, equivale ad essere in uno stato di assoluta incoscienza.

samael aun weor

Con questa gente non si sa che fare: glielo spieghiamo e non capisce, resta sempre aggrappata alla sabbia su cui ha edificato la propria casa, sempre presa dai propri dogmi, dai propri capricci, dalle proprie sciocchezze.

Tutti pensiamo che non pronunceremmo mai le parole del fariseo della parabola biblica: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini” ecc.

In conclusione, gli altri sono malvagi, ingiusti, adulteri, ladri e perversi, mentre ognuno di noi è un docile agnellino, un santo, buono per fare Gesù bambino nel presepe di una chiesa.

Quando la mente è in profondo riposo interiore, possiamo verificare da noi la cruda realtà di quella sabbia della vita su cui abbiamo edificato la casa.

Samael Aun Weor

Brani estratti dal capitolo 27 del libro

Trattato Esoterico di Psicologia Rivoluzionaria

Load More In Blog

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi anche

L’Educazione Pubblica e il Materialismo

Contenuti dell’articoloshowL’educazione pubblica e il materialismoIl contagio …