Agnostos Theos, l’Assoluto immanifestato

Agnostos Theos e lo Spazio Astratto Assoluto
Unio Mystica – Jofhra Bosschart

È giunto il momento di capire cos’è veramente l’Essere, cosa sono i nostri studi, cos’è la Gnosi. Prima di tutto, dobbiamo adorare Agnosthos Theos, lo Spazio Astratto Assoluto, incondizionato ed eterno.

Indubbiamente, la Divinità ignota e sconosciuta è Quello che non ha nome: Quello, l’Innominato, l’Ineffabile.

L’Assoluto è al di là di tutto ciò che ha forma e figura, aspetto, quantità, qualità, numero, misura e peso. È ciò che Non È, ciò che non ha forma, il Reale.

Quando si usano questi tipi di termini, è necessario saperli interpretare da un punto di vista intuitivo. Quando dico “È ciò che Non È”, dobbiamo comprenderne il profondo significato.

Un forma di Essere sarebbe quello che abbiamo nel nostro intelletto, ma Quello non è quello che abbiamo nel nostro intelletto.

Ecco perché dico: È ciò che Non È, quel Non-Essere che è l’Essere Reale.

Solo in questo modo possiamo capire qualcosa, poiché Quello è al di là di ogni comprensione.

Sat, l’Immanifestato

Sat, il Non Manifesto, appartiene senza dubbio all’aspetto negativo della Luce.

Siamo abituati a pensare alla Luce nel suo aspetto positivo, ma l’aspetto negativo della Grande Vita è molto al di là di tutto ciò che possiamo comprendere, molto al di là dei Sephiroth della Cabala, molto al di là del silenzio e del suono, dell’udito per percepirlo, ben oltre il pensiero, il verbo e l’azione.

Quando parliamo di Esistenza Negativa, dobbiamo capire che cosa Non È e tuttavia È. La Luce Maggiore, quindi, è l’Aspetto Negativo della Luce, è il Reale.

Prendiamo l’Esistenza Negativa nel senso che non è manifestata, che è nascosta dietro i veli della manifestazione.

L’Anziano dei Giorni

Anziano dei Giorni

L’Anziano dei Giorni, ad esempio, in ognuno di noi, risulta essere il Malkuth, cioè l’aspetto inferiore dell’Assoluto.

Proprio come Malkuth all’interno della Manifestazione Cosmica, cioè il Mondo Fisico, è l’aspetto più basso di tutti i dieci Sephirot, così anche l’Anziano dei Giorni, con tutta la sua grandezza, maestà e signoria, è il Malkuth per l’Assoluto.

Da quella Divinità ignota e sconosciuta, che è latente in tutto ciò che è, è stata e sarà, nasce ogni emanazione: gli Ineffabili, l’Esercito della Voce, la Grande Parola, i Santi Dei, i Governatori dell’intero Universo. Non sono altro che manifestazioni della divinità ignota e sconosciuta: Agnosthos Theos.

I caratteri che specificano chiaramente il mito gnostico, e che si completano a vicenda, sono i seguenti:

  1. La Divinità suprema.
  2. L’emanazione e la caduta pleromatica.
  3. Il Demiurgo architetto.
  4. Lo Pneuma nel mondo.
  5. Il dualismo.
  6. Il Salvatore.
  7. Il ritorno.

La suprema Divinità gnostica è caratterizzabile come l’Agnostos Theos: lo Spazio Astratto Assoluto, il Dio ignoto o sconosciuto, l’Unica Realtà, dalla quale emanano gli Elohim nell’aurora di qualsiasi creazione universale.

Quello che gli gnostici di tutti i tempi hanno rifiutato non è il Dio sconosciuto, Uno sempre presente nella natura, o la Natura in Abscondito, bensì il Dio del dogma ortodosso, la spaventosa Divinità vendicativa della legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente.

Lo Spazio Astratto Assoluto

Lo Spazio Astratto Assoluto, il Dio inconoscibile, non è né un vuoto senza limiti, né una pienezza condizionata, bensì entrambe le cose contemporaneamente.

Lo gnostico esoterista accetta la rivelazione come derivante da esseri divini, dalle vite manifestate, però mai dalla vita Una non manifestata.

spazio astratto assoluto

La Divinità inconoscibile è lo Spazio Astratto Assoluto, la radice senza radice di tutto ciò che è stato, è o sarà.

Questa causa infinita ed eterna si trova, senza dubbio, sprovvista di ogni tipo di attributi. È la luce negativa, l’esistenza negativa, è fuori dalla portata di ogni pensiero o speculazione.

Il mito gnostico di Valentino, che in modo specifico ci mostra i trenta eoni pleromatici che emergono misteriosi dallo Spazio Astratto Assoluto, mediante emanazioni successive ed ordinate in coppie perfette, può e deve servire come archetipo o modello di un mito monista che, in forma più o meno manifesta, si trova presente in ogni sistema gnostico definito.

Questo punto trascendentale della probole si orienta classicamente verso una divisione ternaria del divino: l’Agnostos Theos (l’Assoluto), il Demiurgo, il pro-Padre, ecc.

Il Pleroma e il mito di Sophia

Il mondo divino, lo spazio glorioso del Pleroma, nacque direttamente dalla luce negativa, dall’esistenza negativa.

Finalmente il Nous, lo Spirito o Pneuma, contiene in sé stesso le infinite possibilità suscettibili di sviluppo durante la manifestazione.

Tra i limiti straordinari dell’Essere e del non Essere della filosofia, si è generata la molteplicità o caduta.

Il mito gnostico della caduta di Sophia (la divina sapienza), simboleggia solennemente questo terribile scompiglio nel seno del Pleroma.

Sophia

L’apertura dello pneuma o spirito divino dell’uomo racchiude il totale contenuto soteriologico.

Incontestabilmente le facoltà della cognizione umana non potranno mai andare oltre l’impero cosmico del Logos maschio-femmina, il Demiurgo creatore, l’Esercito della voce: il Verbo.

È assurdo confondere la coscienza con l’Essere Assoluto. Sfortunatamente però, molti filosofi cadono in queste aberrazioni della mente.

Sat, l’Assoluto Immanifestato, non ha niente a che vedere con la coscienza. Quest’ultima, per quanto brillante possa essere, se confrontata con la Luce Increata di ciò che non ha nome, non è altro che la misera luce di una candela di sego.

Il bipede umano, o meglio diremmo l’omuncolo, quello che erroneamente viene chiamato uomo, incapace di sviluppare un solo concetto che non sia relativo ai fenomeni completamente empirici, a causa della sua costituzione strettamente intellettiva ed animale, è impotente per riuscire a sollevare anche un solo estremo del velo che copre la maestà dello Spazio Astratto Assoluto.

Samael Aun Weor

Brani estratti da libri e conferenze

Il mio ritorno in Tibet, La dottrina segreta di Anahuac, Agnostos Theos

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